domenica 29 novembre 2009

Shopping pre natalizio e suggerimenti letterari.

Una delle cose belle di Roma è che è molto facile trovare delle librerie. Il mio "tipo" di shopping pre natalizio in ambito letterario si divide tra l'offerta di BOL.it e il naso negli scaffali di Mondadori, Feltrinelli e librerie minori, magari un pò nascoste ma interessanti.
QUesto è il periodo di riscoperta dell'Ottocento letterario inglese, per me; sto leggendo "Il Circolo Pickwick" ma...... sono entrata in contatto con dei libri veramente sensazionali. Non ho potuto fare a meno di cedere alla tentazione.
La libreria del mio lui pullula di libri imprescindibili che leggerò appena possibile: capita anche a voi di sentirvi sommersi dalle cose da leggere e studiare e sentire che non è abbastanza? Una sorta di bulimia letteraria, una sorta di vortice che abbraccia e che eccita, scalda, prude nell'anima e ti spinge magari ad iniziare sette libri contemporaneamente perchè non puoi fare a meno di nessuno di questi?
A me capita e questo è uno di quei momenti.
A zonzo fra i vari punti letterari cittadini mi sono imbattuta in alcune opere interessanti. Ve le propongo sperando di dare anche a voi qualche buon suggerimento per passare bene il tempo, qualora ne aveste voglia.
Innanzi tutto sono contenta che le opere di Oriana Fallaci vengano tirate fuori dai cassetti e pubblicate: "Intervista con il potere" è il seguito delle interviste incluse nel libro "Intervista con la storia" ed è un libro a dir poco sensazionale, scritto con cuore, intelletto, spirito battagliero ed amore per la vita tipico di ogni opera di questa scrittrice che, fortunatamente, sta trovando a poco a poco uno spazio migliore nel panorama culturale italiano.
L' ho trovato in unalibreria di Viale Marconi e sono stata veramente contenta del regalo che mi è stato fatto. Suggerisco anche:
"Un paese di baroni" di Davide Carlucci e Antonio Castaldo per approfondire l'aspetto delle università italiane, le truffe, i favori, gli abusi, l'ignoranza, la politica che si fa nelle aule e fuori, la corruzione, i magheggi (come si dice in quel di Roma). Lo consiglio anche e soprattutto agli studenti facente parte dell'Onda, nella speranza che questo possa aiutarli nel ricollegare i neuroni cerebrali permettendo loro di comrendere quanto vengono manipolati e quanto proteggono un sistema di valori che li danneggia profondamente.
Abbiamo poi "Banda di fratelli" di Stephen E. Ambrose, da cui venne tratto l'omonimo film di SPielberg e Hanks. La storia della Easy Company, lo sbarco in Normandia, la conquista del Nido dell'Aquila. Interessante spaccato di storia scritto con umanità e voglia di comprendere gli esseri umani. Suggeriso questo libro anche per esami universitari di storia contemporanea [in realtà leggendo e guardando il film mi è venuta in mente l'idea di ridurre gli argomenti per corso di studi ma potenziarli nei contenuti con strumenti più efficaci.
Per esempio la seconda guerra mondiale può essere studiata in mille maniere: morendo di noia cercando di imparare date e avvenimenti oppure sperimentando sulla propria pelle le emozioni. Dai viaggi ad Anzio o a Omaha beach, all'ascolto delle canzodi di Edith Piaf e il charleston, al leggere libri e vedere film su ognu momento importante ( spero che prima o poi esisteranno registi che si impegneranno con cuore nel proporre dei film sull'esercito italiano e le sue imprese nella SEconda guerra mondiale in un modo diverso e meno scialbo o attaccato, avvizzito nello stereotipo di fascismo e politichese).......................... DImentico sempre che ci vorrebbero professori profondamente invasi e posseduti da un amore vero e profondo per la loro materia, lo studio, la ricerca, la sperimentazione. Oh capitano, mio capitano......].
C'è poi "Antistoria degli italiani" di Giordano Bruno Guerri che racconta una carrellata di ersonaggi italiani dai ROmani in poi, cercando di raccotnare la storia del nostro Paese da un punto di vista scomodo: quei fatti occultati, mai raccontati, su cui alcuni hanno voluto che si passesse sopra con indifferenza.
Infine propongo "Lo Stato Canaglia" di Piero Ostello. Un saggio sociologico che evidenzia lo stato in cui verte il nostro Bel Paese. Interessante per porsi delle domande, nella speranza che dalle risposta possa nascere un cambiamento. Non una rivoluzione (Citando Oriana), ma proprio un cambiamento culturale, di approccio, di rispetto.
In un momento storico difficile come quello che stiamo vivendo ora trovo indispensabile che ogni cittadino italiano faccia tutto il possibile epr mantenere il proprio cervello attivo, combattendo l'ottundimento che nasce dall'essere e dal permettere di essere risucchiati nel nulla del grande fratello e degli sbraiti e vomiti televisivi. E' importante esser vigili, studiare, porsi domande.
Solo così, a mio avviso, è possibile bloccare gli inganni, agire.
Siate svegli, non smettete di studiare, non smettete di interessarvi. Proteggetevi anche così.
Buone letture e buon inizio periodo natalizio a tutti!

mercoledì 25 novembre 2009

Il cielo d'Irlanda

Questa sera la malinconia è stata come quella leggera coltre di nebbia che avvolge il mio piccolo paese, nascondendo le stelle impigliate nel cielo. In questo momento fumoso alcune letture mi sono tornate alla mente, anche parlando con una blogger il cui incontro pare orchestrato con precisione dal destino.
Scorro le pagine del web per cercare informazioni, seguendo il filo dei miei pensieri.
Daniel Kalshed, uno psicoterapeuta junghiano di New York, autore che conobbi ne "Il mondo interiore del trauma". Mi soffermo su alcune indicazioni che scorgo dai link dedicati alla scuola Carl Gustav Jung di New York, inseriti nel sito personale dell'autore.
Mi torna in mente la Mannoia quando canta: "Nei cieli d'Irlanda..." e subito il mio cuore e la mia mente sanno che c'è ancora un mondo da scoprire.
Amo viaggiare.
Leggo la locandina del programma di studio in Irlanda, riconosco Blake, riconosco il folklore irlandese, riconosco gli archetipi e riconosco quella voce dentro di me che mi dice, con assoluta certezza, che Roma non sarà la mia patria per sempre esattamente e nemmeno Lettere sarà la mia dimora eterna. Sento cori di emozioni che vibrano nelle corde dell'anima mia, sento sussurri che mi indicano vie che ancora percepisco così confuse. Amo le lettere, amo la letteratura inglese, amo la psicologia, amo i viaggi e queste branche di studi sono così simili e così diverse, così profondamente vicine che non riesco a scindere o rinunciare.
Guardo le immagini d'Irlanda, sussulto al "Tiger! Tiger! Burning bright!", mi emoziono scoprendo che c'è un libro che si chiama "Jung e Blake" e d'un tratto mi pare lampante che il mio percorso di vita e di studi, di viaggi e di esperienze, sarà lungo, una ricerca di incontro fra due cori che cantano nel mio cuore.
Non posso vivere senza le lettere, non riesco a non sentire il richiamo verso la psicologia, sono curiosa verso l'arte e senza musica soffro. Sono una vagabonda con la valigia in mano. Stare senza il contatto con la natura sarebbe come uccidere una parte di me.
La mia anima anela alla vita, al conoscere, al vivere, all'andare con tutta se stessa.
Il mio sogno più grande è condividere questa attitudine con la persona che per me è più importante e con la mia famiglia.
Stanotte sfogliavo un vecchio libro cartonato che mi regalò mia madre e che per me è più prezioso dei diamanti. E' di Francis Burnett, "La piccola principessa", scrittrice anche de "Il piccolo Lord". E pensavo che fin da bambina ho conosciuto la letteratura inglese ed anglo americana, fin da bambina mi sono nutrita con personaggi con la sacca sulla spalla pronti a viaggiare e scoprire. La mia eroina è Jo, Jo scrittrice, Jo che lascia e va a New York, ancora New York che torna nei miei pensieri, Jo che segue il suo imperativo di scrivere.
Stanotte pensavo anche che vorrei, con tutta l'anima, andare nei loro posti ed immergermi e sentire le loro voci, comprendendo più a fondo l'anima dei loro testi.
E poi Jane, che scandisce la sua vita con quattro luoghi fondamentali per lei. Il tema del viaggio, ancora. Sembra quasi un pellegrinaggio al cospetto della Vita.
Allo stesso tempo, appena fanciulla, sfogliavo l'enciclopedia medica e i passaggi dedicati alla psicologia. L'enciclopedia del nonno, preziosa per me più di qualsiasi diamante.
Dove mi condurranno i richiami dei libri, gli slanci di pancia e le emozioni del cuore?
Dove mi condurrà il mio destino che fin da piccola mi ha vista con la valigia in mano, a zonzo per l'Europa? Lo scopriremo solo vivendo-o-o...

lunedì 23 novembre 2009

Flussi e riflussi di pensieri. Virginia Woolf

Come spesso accade quando si inizia un progetto capita di dover deviare dallo schema prefissato per seguire necessità, indizi, sbocchi nati sul momento o lievitati sotto un morbido panno di emozioni. Stanotte leggevo la mia Virginia (per chi non mi conoscesse mi sto riferendo a Virginia Woolf). Leggevo "Una stanza tutta per sé". Era una coccola, un mio modo di trovare speranza, un mio modo per chiedere aiuto, una fiaccola da accendere per indicarmi un cammino.
Lessi - non ricordo dove - che ogni donna (in special modo ogni scrittrice o aspirante tale) dovrebbe conoscere questo testo e averlo letto almeno una volta, essersi soffermata almeno una volta sulle sue pagine. Lo sto divorando. I libri della Woolf sono particolari: se non è il momento giusto ti paiono la barba bubbonica più tremenda, se il tuo animo, i fili della tua vita si accordano con quelli del suo allora ogni pagina è un quadro aperto e pungente. Indimenticabile. Inesauribile. Ad ogni età una perla diversa.
Il flusso di coscienza, anche in questo caso, è un fiume in piena, ricco, fatto di colori, profumi, viali alberati spazzati da folate di foglie che si arrotolano sulla figura di lei che cammina pensosa ed accesa. Ritrovo gli echi di Mrs Dalloway in questo vagare mentale e profondo prendendo spunti dai rintocchi dell'orologio, il tempo che scorre, la Storia e il presente. Londra, affascinante e spietata, poetica, majestic. E ritrovo l'arte de "Il faro", l'attenzione alle linee, ai colori.
Ma "Una stanza tutta per sé" va oltre l'uno e l'altro e parla alle donne, riflette sulla condizione femminile nei secoli, sulla condizione di scrittrice e di artista. E trova due chiavi di volta: denaro e una stanza tutta per sé, appunto. E' affascinate scoprire come arriva a questi punti clou del suo ragionamento; che pellegrinaggi compie fra il British Museum, il suo intimo, gli alberi, l'autunno, un prato che illumina la sua mente di evidenze prima oscurate.
Prendendo spunto da un suo esercizio nel British Museum oggi mi sono addentrata (ahimè il paragone è scadente, lo so... ) nella Feltrinelli che avevo a disposizione. Camminavo fra le corsie, annusavo e sfogliavo, ascoltavo le voci dei libri che chiamavano. E riflettevo. Riflettevo su un punto che mi pare veramente importante (ed è qui che la prefazione di questo post acquista un senso). Ci sono libri e libri e libri sulla condizione della donna.... musulmana, araba, indiana, marocchina e via dicendo. Non sono stata in grado di trovare un solo libro che parlasse della situazione della donna italiana, occidentale, inglese, normanna. Ho trovato qualche libro che esponeva il fatto che a 12 anni una diventa cubista e il sesso diventa la noia con cui si tira avanti per comprarsi ricarica, felpa firmata e coca.
Dio che noia, Dio che strazio, Dio che macinamento di balls.
O meglio: non che non siano importanti questi resoconti, intendiamoci. Ma il sesso e la giovinezza sono diventati ridotti così sguaiati e volgari, in certi contesti, che mi viene il voltastomaco solo a passarci accanto. Mi mettono tristezza, ecco. Ci sono libri sulle giovinette, la droga, la prostituzione fa da te e vengono promosse ristampe a tutto campo.
Non ci sono libri su persone che amano studiare. Non ci sono libri su giovani che ritengono lo studio importante, che trovano ispirazione o conforto nei libri, nella musica, nella pittura.
Se vogliamo i temi sociali e la degradazione, il bullismo e tutto il resto.. quanti se ne vogliono. Libri con soluzioni o libri che non parlano di soluzioni ma vanno direttamente allo stadio sucessivo (promuovendo una cultura, dei valori migliori)... beh qui ci voglio pale e piccone, scarpe da lavoro e guanti consistenti perché bisogna scavare e scavare e scavare.
Non c'è un libro (almeno nella Feltrinelli a cui ho attinto io) che raccontasse la violenza domestica in Italia, per esempio. Non c'è nessuna italiana che scrive un "Bruciata viva" che racconta le bruciature con le sigarette sul corpo e il suo viaggio. Ma io sono sicura che questi libri ci sono: magari rifiutati dagli editori o pubblicati da altri minori, che non curano pubblicità o verso cui il grande pubblico guarda con sospetto, se lo guarda. Poi accendo la televisione, mentre cucino un minestrone da paura e che ascolto? La giornalista che vuole sposare Izzo (l'Hannibal italiano) sostiene (ci si poteva aspettare qualcosa di diverso da una donna di quella generazione?) che le donne morte e massacrate da Izzo in realtà se l'erano cercata e avevano provocato, quindi Izzo non era colpevole, poverino.
Ora: fortuna vuole che non avevo il coltellaccio della carne in mano perchè altrimenti l'avrei scagliato sullo schermo della televisione cercando di mirare ben bene l'obbiettivo.
Ecco qui la cultura che viene propagandata dalle donne italiane (che odiano profondamente le donne): una giornalista, una donna, una ex sessantottina che sostiene ( e tante ce ne sono, ahi noi!) che le morte se la sono cercata e che Izzo è semplicemente una vittima.

Ho chiamato il farmacista perché mi preparasse una pozione potente di unguento contro l'orticaria tremens: non sopporto più la parola "vittima". Soprattutto quando questa è usata dai carnefici, dagli aguzzini, da chi ha commesso reati perseguibili e perseguiti dalla legge. Ho avuto la tentazione di scrivere al Ministro Carfagna, a Napolitano, ai giornali, a tutti: poi mi ha preso un momento di forte scoramento. Mi sono chiesta: serve? Servirebbe? Che cosa possono fare loro? In traltà potrebero fare molto, soprattutto in ambito culturale.
ho ascoltato Sgarbi in un suo vomito diarreico di parole a Pomeriggio Cinque e gli insulti contor le donne che si è curato di rivolgere.
torno indietro un momento: stamattina stavo rifacendo il letto quando mi ha colpito un pensiero.
Una donna, una ragazza, una giovane musulmana o asiatica che vive violenze e che salta algi onori della cronaca è subito coccolata e protetta dall'opinione pubblica. "Poverina". Il che è vero, giusto, è bello sapere che ricevono comprensione e che la gente si schiera a favore della donna.
Ma cosa succede se una ragazza italiana subisce stupro o se rimane impigliata in un rapporto malato e violento? Stupida lei, se l'è cercata e via dicendo.
A noi donne è negata la speranza, la fiducia. L'ingenuità è il peccato mortale più grande e la nostra gogna, la nostra condanna. Una poco più che bambina che segue ingenuamente i suoi compagni di classe e viene stuprata è subito condannata perchè... beh, poteva pensarci prima, no? A nessuno viene in mente che una donna, una bambina, una giovane... magari corre il rischio di fidarsi o non sempre è in grado di riconoscere i pericoli perhcè magari questi non sono così manifesti. Non è permessa nessuna attenutane a noi donne occidentali. Nessuna opinione pubblica riconosce il dramma che vive una moglie picchiata brutalmente mattina e sera dal marito o segregata in casa da un lui gelosissimo, violento e malato.
Mi piacerebbe invitare le donne a fare una cosa: scrivere, scrivere, scrivere. Scrivere la loro esperienza, scrivere i loro drammi, scrivere i loro viaggi alla ricerca di un'identità, di un diritto d'esistere, di un diritto di essere riconosciute nelle ferite profonde che hanno.
E di bombardare gli editori fino a farli schiattare. Le librerie devono essere intasate da una nuova cultura che spazzi via il nichilismo e lo snobbismo la noia mortale di facezie politiche e di storie scarne e poco documentate. racconti fini a se stessi che non propongono valori ma solo pessimismo, sfiducia. E fare convegni, congressi, momenti di incontro, circoli culturali dove creare i germi per una nuova società.
E' così duro essere donna.
E qui ritorna Virginia, con i suoi versi in prosa, con la sua poetica lirica e le sue fiamme furenti riprese dalla stessa Oriana. Ritorna il giro in libreria, ritorna la voglia di scavalcare un limite che mi ero messa rispetto questo blog: recensioni di libri.
E in realtà no: questo blog non sarà solo questo. Non sopporto le gabbie e tutta la mia anima si divincola fino a fracassare le barriere e scappare verso la creazione di un'altra realtà.
Questo blog parlerà anche dei miei incontri con le librerie, delle mie ricerche, degli attimi di pura emozione e battito di cuore accelerato passeggiando, accarezzando la stinta copertina di volumoni ottocenteschi custoditi (e di cui sono gelosa come il drago dei suoi tesori) nella Biblioteca Nazionale, metro Castro Pretorio, Roma.
Ah, dimenticavo: un' altra cosa di cui sono profondamente stanca (e mia ttiverò in tal senso appena avrò gli strumenti). Sono arci stufa dell'accostamento Freud e Lacan con Virginia Woolf. Possibile che si possa studiare la Woolf soto attraverso la lente di Edipo ed Elettra?
marò che palle. E se esiste altro (come sono certa e mi auguro dal più profondo): beh farò in modo che i miei passi mi portino a conoscerlo.
Perchè la mia anima ha fame. Tanta, tantissima, bubbonica fame.
Infine, sempre alla Feltrinelli, ho trovato il libro che mi ha consigliato Dorame e quelli di Dickens. Ma alla fine sono rimasta attratta da "Il Circolo Pickwick" e ho comprato quello (avevo disponibilità limitate, ma la biblioteca è vicina). Ho sentito il richiamo verso i libri di Mauro Corona.... rimando a momenti più floridi economicamente.

domenica 22 novembre 2009

La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani

Ultimamente soffro un pò l'insonnia e così mi son detta: perché non Terzani? Annusando un pò gli scaffali della mia libreria ho fiutato "La fine è il mio inizio", di Tiziano Terzani, appunto.
Ho pensato che questo libro era adatto con il periodo di vita in cui sto camminando. Il tema è il viaggio, come da "tradizione-Terzani", anche se questa volta è trattato in chiave personale perchè racconta il suo viaggio dall'infanzia alla vecchiaia, cos'ha fatto, cosa non ha fatto, come è diventato ciò che è, i suoi successi, le sue bassezze, le sue conquiste, le sue esplorazioni nella cultura e nei territori asiatici, americani ed europei. Conobbi Terzani per sentito dire grazie al mio lui... che mi regalò un suo libro, giusto giusto tre anni fa. Non l'ho ancora letto, lo ammetto. Sentì parlare di lui ancora, da un prof a cui andai a chiedere la tesi su Oriana Fallaci, per la loro lite in merito al Vietnam e mi è rimasta la curiosità di capire.
"La fine è il mio inizio" è un libro improntato sull'intervista del figlio, Folco Terzani, al padre, poco prima della sua morte. E' la registrazione della conversazione, di quel tipo di conversazione che aiuta, infondo, a lasciar andare con più serenità. Folco Terzani pone al padre le "domande che non gli ha mai chiesto" e Tiziano risponde portando se stesso e le pause della sua malattia.
E' una lettura scorrevole, veloce. Interessante in molti tratti. Soprattutto mi interessava capire chi era costui, mi interessava il confronto con la scrittura di Oriana, con gli approcci di Oriana.
Ed è particoalre il quadro che ne esce perchè entrambi hanno vissuto avvenimenti simili: entrambi nati negli anni '40, entrambi amanti dello studio e della scrittura, entrambi impegnati politicamente all'interno dei loro credo e dei loro valori, entrambi hanno viaggiato molto, entrambi hanno vissuto il Vietnam, entrambi sono diventati giornalisti. Ma... ma c'è un ma.
E questo "ma" riesco a spiegarlo solo con una metafora: ci sono libri tipo "Gli uomini vengono da marte e le doonne da Venere" e ci sono libri tipo "Il femminile nella fiaba".
C'è Terzani e c'è Oriana. C'è un approccio ed un approfondimento limitato, c'è uno sguardo umano, struggente, forte, quasi irritante. C'è la ricerca dei fatti e il perseguimento di se stessi come giornalisti e c'è la pura volontà di capire l'essere umano, la vita, l'amore, il tramandare valori, il conoscere l'eventuale vietcong in quanto uomo, non in quanto aggancio per articolo.
Ci sono passaggi di terzani che raccontano verità indiscutibili: l'importanza dello studio, l'importanza del conoscere, l'importanza dei media e di come influiscono nei processi storici.
Ci son passaggi interessanti sulle sue convinzioni anche religiose e spirituali.
Non sono obbiettiva o meglio, non sono libera leggendo il suo testamento perchè nella mia mente rimbombano le pagine di "Intervista con la storia", di "Niente è così sia", infondo anche di "Un uomo". Il solo modo che posso utilizzare per comprendere questa scintilla che accese quella lite è comprendere che questi due individue, epr quanto simili, hanno profonde diversità che li caratterizzano. Non è nè un bene, né un male.
In realtà è una ricchezza per noi che possiamo apprendere dall'uno e dall'altra.
"La fine è il mio inizio" è interessante da leggere perchè delinea il senso di una vita passata in prima linea, cercando di realizzare ciò per cui era nato.
La cosa più bella da fare sarebbe leggere i libri di giornalismo di entrambi: "Pelle di Leopardo" di Terzani e "Niente è così sia" della Fallaci, "La fine è il mio inizio" e "Intervista con la storia" unita a "Un cappello pieno di ciliegie". E via continuando...
Hanno due approcci diversi anche nel parlare di America: terra che ha accolto entrambi, che entrambi hanno criticato e che entrambi hanno vissuto. Eppure ne è uscita una diversità e una pluralità di pensiero che è importante scoprire, secondo me, perché è come respirare.
C'è l'esperienza di Oriana, c'è il vissuto di Terzani, c'è l'America nelle parole e nelle critiche, nelle lunghe e splendide pagine d'amore di Oriana e c'è l'America nelle critiche e nella compiaciuta considerazione di aver potuto studiare a sbaffo "contro" in America.
Lo consiglio, ma quando è il momento giusto. Non prima.
E' bello perchè è un libro su cui si può discutere, sia riguardo i temi politici, gli approcci, le guerre e le situazioni mondiali citate, sia rispetto la crescita personale.
Ed è bello questo senso circoalre della storia, le fini che sono inizi e gli inizi che sono fini.

venerdì 20 novembre 2009

Natale Letterario: si accettano suggerimenti!

Oggi sarò io a chiedere a voi un suggerimento di lettura: racconti di Natale. Qualcuno di voi conosce qualche raccolta di Racconti di Natale, qualche libro ambientato in tema natalizio, qualche autore che particolarmente amava questo periodo dell'anno?
Amo il Natale e sono particolarmente impaziente di fare il mio "bagno" nelle luminarie, festoni, pacchetti, fiocchi, batuffoli di neve, fiumi di rosso, folate di bianco, spruzzate di canditi, soffici cuscini di lievito e croccante cioccolata. Quest'anno, seduta sotto l'albero di Natale, vorrei leggere qualche buon testo. E così, invece di suggerire io, chiedo consiglio a voi, sicura nei vostri buon gusti letterari e nella vostra voglia di condivisione!

lunedì 16 novembre 2009

"Il Mostro Mite - perchè l'Occidente non va a sinsitra"

La tratta Trieste - Centro Italia non è ancora servita dall'Alta Velocità con i parametri che privilegiano l'asse Milano-Roma-Napoli e quindi, facendo lo slalom fra Alpi ed Appennini, il tempo per dedicarsi alla lettura non manca (come il tempo annoiarsi). Ho la fortuna di avere un "moroso" che ama leggere e che, una volta all'anno si concede grossi carichi di libri su BOL (senza contare la sua fornitissima libreria super interessante). Nell'ultimo ordine ho trovato un testo di cui ho sentito parlare molto, come "rivelatore", come "ardito", come "portatrice di tesi che solleticano il pelo sullo stomaco".
Sto parlando de "Il Mostro Mite - perchè l'Occidente non va a sinistra" di Raffaele Simone. Costui l'ho conosciuto in precedenza grazie al suo "Fondamenti di linguistica": mentre scorrevano sul finestrino le immagini di una Toscana fiorita d'autunno mi sono chiesta se avrei avuto il piacere di studiar e il suo puntiglioso manuale di linguistica se il libro di cui mi accingo ora a parlare fosse stato pubblicato qualche anno fa ( è cosa ormai nota che l'ateneo udinese era - ed è - decisamente schierato a sinistra, tanto che l'ex rettore è ora sindaco eletto sotto dicitura PD).
Il Mostro Mite, o la Neodestra, o quel qualcosa, quell'entità moderna, che congloba in sè innovazioni, pregi e difetti e che impera un pò in tutte le latitudini e longitudini, anche se in modo diversificato. E la sinistra, o quel che ne rimane del concetto, dell'ideologia, dei valori, dei corpus a essa guardanti.
Prima di leggere questo libro avevo discusso molto con il mio lui in merito al panorama politico, ai cambiamenti, a quel senso di difficoltà nel riconoscermi tanto da una parte quanto dall'altra, con il paradosso di votare sinistra, anche votando PDL e viceversa.
"Il mostro mite" è un saggio che tratta i cambiamenti e gli scogli su cui si è sfaldata la zattera della sinistra, gli incroci in cui il Gran Carrozzone ha perso le ruote e i figuranti.
E' interessante ed emblematico nelle domande che pone, che nella mia ottica sono scontate ma mi rendo conto che per altri sono bombe a mano.
Alcune domande che pone, a cui cerca di dare risposte: dove sta scritto che l'ideale comunista debba vivere in secola seculorum? Dove si trova l'incoronazione divina che vede questa ideologia superiore al tempo, all'effetto della Storia, ai cambiamenti, alle altre opinioni e culture? Dove sono i credenti nell'ideologia comunista che praticano costantemente, ogni giorno, nel concreto, quello stile di vita dimesso che va predicando l'idea del "poco a tutti (e molto a chi detiene il potere) "?
Leggendo mi sono incuriosita soprattutto rispetto un fattore che sguscia sotterraneo nelle parole, non è mai menzionato ma io l'ho sentito forte: la vergogna.
Nel saggio si leggono tutta una serie di dissertazioni linguistiche in merito alla parola "comunismo" e "sinistra" e a come si cerchi di evitarle, non nominarle, scansarle, cercando di mediare con un'ideale che però copra la storia dei diffusi errori, stragi, penuria, sofferenza che la sola parola "comunismo" ha ancora il potere di evocare. Tanto che, per esempio, anche poggi in Italia ci si distacca da questo usando espedienti significati come "centro staccato trattino staccato sinistra" o "partito democratico". Questo saggio è scritto da un linguista con interessi antropologico-culturali. Quindi l'analisi che Simone propone è anche un'analisi di tipo linguistico. Si sofferma sulle sfumature delle parole, sfumature che nascono tranelli, manipolazioni. Per esempio la mancanza di parole come "lotta di classe" nei programmi elettorali dei partiti di sinistra (lui fa un discorso generico, non solo italiano). La mancanza di concetti basilari come "classe operaia".
E le parti a dir poco esilaranti in cui si citano le sotto-classificazioni (e, per me, ghettizzazioni di persone) in cui si creano ad hoc sotto categorie, sotto classi, nuove identità come la causa per gli omosessuali o le donne vittime di violenza (pullulano centri anti violenza con la bandiera del PD o falce e martello, militanti e politicizzate).
Io mi sono sempre chiesta se esistesse REALMENTE una "classe gay", una "classe stuprate", una "classe immigrati". E mi sono sempre riposta di no e ho sempre pensato che queste fosse le battaglie di Pulcinella, nonché una colossale presa in giro ed un ghetto ben strutturato, che inganna ed illude ed emargina, soprattutto.
"Il Mostro Mite" tratta anche questo aspetto della questione: da una parte c'è la perdita di un obbiettivo, di valori, di struttura. Dall'altra c'è l'interesse, nell'ideologia di destra, così indicata, alla persona come "consumatore" e quindi di interesse solo in funzione a questo suo essere consumatore. Evidente la voragine profonda da una parte e dall'altra del considerare le persone come persone e non come strumento per accrescere potere, sia esso di circa-sinistra o di neo-destra.
E' interessante anche l'analisi della società di consumi che si è venuta a creare. La falla di valori, quel r incretinimento costante che viene avvallato dai media, dalla televisione, dal sottile meccanismo di manipolazione.
Un tempo non troppo lontano la gente la si teneva buona usando l'ignoranza. O il tozzo di pane.
Ora l'antifona non è cambiata ma si è affinata. Impera ancora l'ignoranza (i dati rispetto la cultura nei giovani, i dati sulla salute della lettura in Italia, per esempio, danno un'idea, uno spaccato). Impera il ..... rincoglionimento mentale. So che le parolacce non si usano. :-) Ma in questo caso il termine è utile. Raffaele Simone racconta come vengono creati i bisogni per fomentare l'industria del consumo. I modelli che vengono proposti (tipo Grande Fratello, tipo ragazze immagine, tipo il successo e la notorietà facile, tipo esisto se compaio su You Tube, sono uno sfigato se non faccio il Tronista o non divento un gieffino, sono gay se non scopo cinquanta volte al giorno sotto effetto Viagra+anfetamine e via dicendo).
Raffaele Simone è spietato quando parla della mancanza di cultura. Della mancanza di itneresse alla cultura nella destra e dell'incapacità, a sinistra, di rinnovamento culturale e riflessione. Ed è significativo quando esplora il problema della laicità dello stato (inesistente).
Del Vaticamo inteso come partito politico, Stato Estero che influisce PESANTEMENTE sulla politica, le scelte in Italia. Della Chiesa non vista e trattata come "cosa religiosa" ma come "cosa politica".
In realtà il libro "Il mostro Mite" non dirà niente di nuovo a coloro che sono in grado di guardarsi intorno con sguardo critico. Sicuramente a quelli che negano il fallimento e l'inconsistenza della sinistra darà fastidio e verrà giudicato falso.
Il mio personale pensiero è che questo è un ottimo saggio introduttivo.
Ma non basta, a parer mio.
Manca una cospicua parte dedicata alle responsabilità. (E non basta darle per scontate, in questo paese di vittime e di eroi su carta stampata).
Manca un approfondimento puntiglioso e storico, citando date ed avvenimenti precisi, sviscerandoli, se è il caso. Ovviamente questo sarebbe diventato un progetto editoriale diverso, probabilmente meno appetibile perché facilmente adatto alla noia.
Eppure è un'indizio, uno spunto, una mollica di pane lanciata a noi Pollicini, che ci avventuriamo inesperti e senza punti di riferimento nella jungla del "tutto è possibile e nulla è verità".
Ho provato piacere leggendo capoversi dedicati alla meritocrazia, paragrafi "punitivi" contro il buonismo, l'idiozia dell'essere a prescindere contro lo Stato, disfattisti senza cervello e senza senso. Ed è stato bello leggere paragrafi che rimettevano al loro posto tanto i no global quanto gli ultrà, nella loro lotta che non porta a niente, non migliora niente, non aiuta nessuno e non ha ragione d'essere se non come momento di aggregazione giovanile (ma, a parer mio, esistono tanti modi per aggregare i giovani senza ..... rincoglionirli con l'odio, la violenza, la rabbia, le molotov e le bombe carta, i manganelli e le utopie).
Questo libro lo consiglio anche solo per un semplice fatto: finalmente un testo in cui non viene imputata a Berlusconi la potenza cosmica della distruzione ultraterrena di tutto.
Vengono proposte varie prospettive, vengono messi sul paitto i cambiamenti della società, vengono raccontati i deliri e le speranze di una società che ha tanto bisogno di parole come: amore, speranza, giustizia, libertà, welfare state, rispetto, regole, cultura, aggregazione, laicità, spiritualità.
In realtà è un libro interessante perchè lancia molte idee, indirettamente.
Come si suol dire: chi ha orecchi per intendere, intenda....

giovedì 12 novembre 2009

Dedicato a mio Nonno.


"In una delle sue ultime lettere, il sergente Mike Ranney ha scritto: "Ripensando ai giorni della COmpagnia Easy, faccio tesoro di un'osservazione che ho fatto a mio nipote quando mi ha chiesto:"Nonno, eri un eroe in guerra?" "NO" gli ho risposto "ma ho servito in una compagnia di eroi".
Stephen E. Ambrose "Band of brothers"

"Sino alla fine del mondo
questo giorno non passerà senza che
vengano menzionati i nostri nomi,
di noi banda di fratelli"

WIlliam Shakespaere,
ENRICO V, atto IV,
scena III

Mi mancherai.